Marco Petroni, Mondi possibili

Mondi possibili. Appunti di teoria del design declina e propone un paradigma capace di aprire una prospettiva verso cui far convergere pratiche e teorie della cultura del progetto del nostro tempo.

Il libro parla della profonda trasformazione che stiamo vivendo: siamo in una condizione sospesa dal mondo. Mondi possibili cerca un paradigma per la lettura di questa fase sospesa. Il design vive una necessità di agganciarsi al mondo. Non può più ridursi alla produzione di oggetti. È un sistema filosofico, un progetto di mondi. Il design deve sporcarsi le mani con il mondo, con una presa del reale. È una disciplina seria di dimensione del mondo. La dimensione del possibile è una condizione filosofica.

Se prima c'era la contestazione e l'antagonismo rispetto al sistema del capitale e ora per la lotta di classe e contro il capitale, un altro mondo possibile ci fa mettere in gioco. Non è una dimensione abilitante del fare design, ma una dimensione evolutiva del mondo. Sono scelte da fare davanti ad una passività dilagante: è possibile costruire alternative. Il design è una sorta di problem solving, in cui si prova l'attivazione dei processi. Non ha bisogno di vivere in una bolla di vetro, ma interagisce con molte discipline, soprattutto con la filosofia.

L'idea di scuola: costruire sentieri alternativi

Maurizio Lazzarato a Parigi si occupa di trasformazione del lavoro. La nostra dimensione lavorativa è cambiata. È senza sosta e non ne ricaviamo un riconoscimento economico. Ci si autocondanna a non veder riconosciuta la produzione. Questa condanna ha un valore sociale. Le possibilità sono tante. Nel libro porto esempi su Studio Forma Fantasma. 

Il punto è quale possa essere un'idea di scuola.

Il mondo è molteplice e ibrido. Questo vostro gruppo è intreccio di saperi e di sensibilità. È un'ottima base di partenza.

L'educazione è una forma di protesta. Rientra nella possibilità di costruirsi dei sentieri alternativi. Un esempio paradigmatico: la grande massa di migranti. Nella jungla di Kalais ci sono trentamila persone nei punti di maggior flusso: sono lì per attraversare la manica. In questa sospensione si aggregano sempre pezzi al campo.

Da militanti e attivisti, sul piano orizzontale, si decidono le sorti di questa comunità, per tenere insieme la comunità, che è la scuola stessa. In una sospensione del diritto e dell'identità, per costruire la scuola-comunità, è tutto basato su un processo di formazione a struttura orizzontale e non gerarchica. 

Nel libro ci sono esempi che ritrovano attualità. Global Tools: una specie di non-scuola, che nasce come nomade e transdisciplinare. Persone sparse in tutta italia che si incontrano e scambiano esperienze su temi del lavoro, provando a lavorare sulla cultura rurale. L'esperimento è durato due anni senza una definizione formale: questa cosa è la bellezza dell'esperienza. Il dato importante è la dimensione della ruralità. Gli stessi musei della civiltà contadina, che hanno bloccato il tempo, sono un deposito di intrecci con una logica transdisciplinare. Riccardo Dalisi, già negli anni '60, teorizza una tecnologia ultra poverissima. Il progetto non si appiattisce sulla lavorazione industriale, ma sviluppa esperienze, soprattutto con i bambini. Questo sapere lo trasferisce nella caffettiera napoletana. Il gioco e la partecipazione dei bambini sono generativi. Dialisi è interno all'accademia. La scuola come un campo di battaglia non del conflitto, ma della proposizione nel sociale. Il progetto ragiona sul design del possibile e della sopravvivenza.

Botanica - Formafantasma. Avevamo proiettato all'indietro lo sguardo su materiali straordinari come la gommalacca. Era interessante il punto di partenza: aprire un piano B, una differenza. Per tuta la durata della manifestazione c'è stato un ragionamento sull'antropocene. Il mondo è già in deficit. Occorre intervenire attraverso un percorso, non produrre un progetto curatoriale all'interno dell'installazione. Si è pensato di ipotizzare attraverso sguardi multipli di varia provenienza, per immaginare il possibile piano B.

La scuola deve essere uno spazio di cocreazione, di scambio di conoscenza, dove strumenti stranieri devono portare a un processo multilivello, attraverso la contaminazione fra le discipline. Quest'approccio nella fondazione di una scuola è assolutamente necessario, nel tempo della complessità.

È un esperimento estremamente interessante, nella formazione di una comunità. Riconosciuto con il Turner Prize. Hanno vinto il premio più importante di arte contemporanea inglese. Un progetto di rigenerazione urbana di ascolto della comunità per arrivare a capire le necessità, per il rilancio locale. Il risultato è la costruzione di un laboratorio con le poche cose esistenti localmente, per un'economia dove il tasso di disoccupazione è elevatissimo. Sono i problemi simili ai nostri. Li ho intervistati prima del premio. È esploso un grande interesse. Si definiscono degli idraulici a servizio della comunità. L'idraulico sistema i tubi, i canali di distribuzione dell'acqua, per costruire un piano B.

Any space is a place. Dirty Art Department

Un master proposto da Seymour, concentrato su un posto capace di agire sulla dimensione del mondo. Dopo il primo anno di questo percorso, che ha solo due anni, tutto il master si è trasferito a nord di Amsterdam, coinvolgendo nelle feste la comunità locale.

La scuola errante di Macao. Una modalità di festa e di dialogo con la comunità. La struttura di Macao è diventata una specie di b&b, creando 36 posti letto. L'obiettivo è quello di creare un'evoluzione del Global Tools.

Quello che state facendo voi è parte del mondo possibile. Attraverso l'intreccio dei vostri saperi, è possibile ripensare il concetto di scuola e per questo è importante pensare ai processi formativi.

L'esperienza del Global Tool e la ruralità.

Gli incontri erano aperti alla comunità. Partecipavano i contadini ed uno dei laboratori era dedicato ai loro strumenti. Enzo Mari fa una mostra bellissima: un dialogo contino con chi lavora la terra. Una scuola non appiattita sulla tecnologia. Erano incontri occasionali. La divisione avveniva per gruppi di lavoro. L'esperienza è durata due anni. Per la Biennale di Instambul è stato redatto un piccolo libro.

La condizione del XXI secolo è quella del nomadismo, dell'obbligo di muoversi. Martina Muzzi ragiona sulla condizione femminile nel nomadismo. L'abito-casa, che porta dentro i pezzi del passato. In questo abito si possono mettere pochi elementi: bisogna scegliere i pezzi da portare. Il nomadismo è una delle condizioni base del lavoro è memoria che si costruisce, mai fissa.

La committenza

Il designer è abituato a un committenza che chiede qualcosa. Quella pubblica è ormai una rarità. Non riesce più a progettare. La privata è scomparsa. Bisogna inventarsi nuove strade. È un momento di trasformazione in cui bisogna fare tabula rasa e immaginare un mondo post. Bisogna immaginare il dopo e la scuola ha un grande valore per immaginare gli input in questa direzione. La prospettiva è un mondo più inclusivo e aperto, in cui lo scambio dialoga e si intreccia.

 

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Diario di bordo – Progetti 03

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