ENORME STUDIO

ENORME STUDIO

Intervista a Carmelo Rodriguez

 

Abbiamo incontrato a Madrid Carmelo Rodriguez, cofondatore di Enorme Studio. Dopo avergli esposto i progetti che la Fondazione Matera-Basilicata 2019 sta mettendo in atto tramite Open Design School, abbiamo parlato di strutture temporanee, spazio pubblico, didattica e progettazione partecipata.

Qual è il rapporto di Enorme Studio con la didattica e la progettazione partecipata?

É una metodologia di lavoro che continuiamo a sviluppare e che adesso stiamo portando oltre l’ambito pubblico con un approccio progettuale partecipativo e laboratori di coprogettazione nelle scuole. In questo momento stiamo iniziando a collaborare con Team Labs, un’università di Mondragon (Paesi Baschi) basata su una metodologia Finlandese, molto radicale, che si chiama Team Academy. É  una scuola che vuole eliminare la distanza tra il mondo accademico e quello professionale, basata sulla collaborazione e sul design by doing. Per la nuova sede di Team Labs a Barcellona arriveremo insieme agli alunni nella scuola vuota e il primo corso sarà l’autocostruzione di tutti gli arredi.

Abbiamo fatto varie esperienze didattiche di questo tipo, lavorando sempre con gli arredi. Garage Lab è un progetto sviluppato con varie scuole superiori dove co-disegnamo e costruiamo degli arredi con gli studenti. Quando il budget è ridotto lavoriamo hackerando mobili Ikea.
Per il progetto Ton Lycée
 abbiamo lavorato con i paesaggisti di Atelier Roberta, usando un sistema costruttivo in legno molto semplice che ha permesso agli studenti di autocostruire un spazio esterno di relax per la propria scuola. Abbiamo fornito una modalità di progettazione e una griglia, all’interno della quale li abbiamo lasciati liberi di sperimentare. Ogni gruppo crea la sua panca ma alla fine sono tutte modulari e combinabili in modo tale da poter diventare una struttura continua.

Siamo molto interessati al modo di ripensare lo spazio pubblico con progetti come “Le jardin tropical”

Le Jardin Tropical nasce dall’esigenza di una serie di istituzioni, pubbliche e private, presenti intorno a una stessa piazza. Qui abbiamo collaborato con PEZestudio, Todo x la praxis per creare un piccolo palco, un’aula aperta e uno spazio relax. Abbiamo elaborato una strategia comune e poi ognuno ha sviluppato una delle strutture.

Il nostro obiettivo era quello di sperimentare anche con il tema dell’autosufficienza energetica, supportati dal team di Creatica ONG. Ogni struttura ha un pannello solare che fornisce energia per la propria illuminazione ma abbiamo voluto creare anche un punto di fornitura energetica accessibile a tutti come supporto per i piccoli eventi e gli spettacoli.

Questo per noi è stato un nodo molto importante per stimolare l’uso di queste strutture. Nella struttura creata da todo X la praxis siamo riusciti a installare un punto che immagazzina 2 kw di corrente elettrica, anche se avremmo voluto arrivare a 4-5 kw per permettere di essere autosufficienti anche per eventi medio-grandi. 

Come viene utilizzato questo spazio dal pubblico?

Funziona bene nell’utilizzo quotidiano con migliaia di persone che si fermano lì non solo per cercare relax all’ombra ma anche perché possono caricare il cellulare e usare il computer. Si genera molto movimento, c’è gente che mette la sua musica, ma non sta funzionando bene per gli eventi per due motivi. Sarebbe molto facile organizzare una serata cinema, un concerto, o una presentazione con una prolunga, un proiettore e un amplificatore ma con il flusso di gente che ricarica dispositivi questa riserva di energia di 2 kw si scarica continuamente quindi non ne rimane abbastanza immagazzinata quando serve. 

Sarebbe utile avere 2 batterie, una per l’utilizzo quotidiano e l’altra riservata agli eventi. Questo ci porta al secondo problema, forse il più grande: non è stato stabilito un sistema di gestione. Anche se le necessità sono minime, serve qualcuno che tenga la chiave per l’accesso alla batteria riservata agli eventi, oppure che gestisca un piccolo deposito per le scenografie (si potrebbe usare quello del museo adiacente) e che si occupi della manutenzione. Il palco che abbiamo realizzato ha due diverse configurazioni possibili oltre a un sistema di tende che possono essere rimodulate. I cambi sono molto semplici ma ci vuole qualcuno che se ne occupi. Manca un protocollo di uso e di gestione che serva anche per le autorizzazioni per gli eventi. 

È un tema molto interessante per noi. Stiamo selezionando i luoghi per gli eventi del 2019 sui quali la Fondazione lavorerà con il Comune per avere tutte le autorizzazioni e facilitare il lavoro di chi organizzerà li degli eventi. La stessa cosa per le strutture temporanee per gli allestimenti, per le quali avremo tutte le certificazioni per facilitarne l’utilizzo.

 Questo tema è quasi più importante dell’architettura stessa. Nello spazio che abbiamo allestito a Madrid, quando c’è un evento bisogna rifare tutta la trafila di autorizzazioni e certificazioni. Per rendere agevole l’utilizzo di questo spazio attrezzato servono dei passaggi che permettano di rifare le stesse procedure ogni volta. 

In che modo avete integrato l’utilizzo di materiali leggeri come tessili, trasparenze, luce e colore?

Volevamo sperimentare qualcosa di diverso perché molti degli arredi urbani si assomigliano molto esteticamente. Quindi abbiamo ragionato su dei temi progettuali: l’utilizzo degli archi, della prospettiva con le linee di fuga degradanti verso il centro e dei materiali tessili. Ci piaceva il modo in cui con queste tende si può riconfigurare facilmente lo spazio. Cambiando i teli si può avere la scenografia per uno spettacolo, il banner dell’evento o per uno sponsor. Quindi abbiamo lavorato con il tessile per avere un elemento che, in contrasto con la struttura rigida, fosse leggero e facilmente riconfigurabile. Il rosa e il grigio della struttura, invece si riferiscono all’edificio retrostante e ci aiutano a inserire in questo contesto storico un corpo nuovo, formalmente molto diverso dall’esistente.

Per il progetto Hypertube avete impiegato un approccio diverso: dei semilavorati industriali vengono assemblati per creare degli spazi di socialità. Come le persone si sono appropriate di questo spazio? 

 

Hypertube è un progetto di rigenerazione urbana per una zona problematica del quartiere Tetuan, lanciato dal comune di Madrid nel 2013. Dovevamo intervenire su una parcella residuale, completamente vuota nei pressi di un centro di disintossicazione. Il rapporto con i vicini è stato difficile perché abbiamo cercato di integrarli nel progetto ma loro volevano che sulla parcella non si facesse assolutamente niente, per evitare le cattive frequentazioni.

Quindi abbiamo cercato di lavorare con gli adolescenti collaborando con 2 università private per fare dei workshop di autocostruzione e creare altri elementi e giochi per bambini dopo il primo intervento finanziato dal comune.

Abbiamo creato un’installazione composta da 3 grandi sezioni di tubi prefabbricati in cemento. Posta sulla parte più alta di quella parcella vuota sembra una specie di monumento che incuriosiva molto le persone perché ci potevi interagire. Ci interessava molto gestire il sito creando delle zone più private. Per noi è una cosa interessante che non avviene quasi mai nello spazio pubblico ma che permette che le cose accadano. Le coppiette andavano a guardare il tramonto dal tubo più alto (con una bella vista panoramica), gli adolescenti a fumare. Era diventato un posto accogliente, a questo dovrebbe servire lo spazio pubblico.
Il cilindro permetteva di sedersi di fronte, creando più relazioni di una panchina normale dove ci si può sedere solo affiancati. Con l’idea di realizzare altri elementi credo che avrebbe funzionato abbastanza bene.

Invece i vicini sono riusciti a far chiudere l’installazione con una transenna perché spaventati da possibili cattive frequentazioni. Appena la struttura è stata chiusa 3 tossicodipendenti l’hanno occupata abusivamente chiudendola con dei cartoni, ci hanno creato dei mini appartamenti. Quindi alla fine il comune ha smantellato la struttura.

Un altro approccio interessante è quello del progetto Montaña en la luna

È un progetto fatto con Mini, la marca di automobili. Il tema molto interessante è come un brand si pone in relazione con lo spazio pubblico. In questi casi, di solito in Spagna, succede che le grandi marche occupano uno spazio pubblico montando un grande stand con i suoi banner pubblicitari dappertutto, un paio di canestri e hostess che distribuiscono i depliant informativi: abbastanza terribile. 

Mini voleva participare al Madrid Design Festival e ha lanciato un concorso d’idee che abbiamo vinto proponendo che la sua presenza nello spazio pubblico apportasse qualcosa alla città. Quindi, in questa piazza priva di qualsiasi tipo di pianta, ci interessava installare una gradinata con un piccolo giardino, dove poter andare a caricare il cellulare o il computer. Inoltre, nello spazio “serra” sotto la gradinata, per 15 giorni è stato allestito un laboratorio aperto al pubblico dove creare prototipi di arredi urbani. Abbiamo invitato diversi studi di design e architettura per fare dei workshop dove ogni 2-3 giorni si costruiva una panchina. I partecipanti, giovani designer e studenti, hanno avuto una forte interazione con la gente che passava per caso, creando scambio e dialogo. Quindi ci interessava fare una sperimentazione di un laboratorio aperto dove fare pedagogia di design in piazza, fondamentalmente un luogo di lavoro nello spazio pubblico. 

 

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