Quando l'educazione coinciderà con la vita

Quando l'educazione coinciderà con la vita

L'Open Talk di Valerio Borgonuovo

 

Valerio Borgonuovo inizia il proprio intervento con il delineare lo sfondo storico e politico che circondava il movimento dei Global Tools. Siamo in quella fase di transizione che fu il post-modern, un’epoca che portò con sé delle grandi trasformazioni culturali, produttive e economiche.

Nel 1972 la mostra “Italy: the new domestic landscape” cercherà di definire cos’era stato il Design fino a quel momento e quali innovazioni avevano portato i nuovi designer italiani. I radicali si posero in netto contrasto rispetto a questa esibizione sostenendo un profilo di antiretorica che criticava l’istituzionalizzazione delle pratiche di design. 

Il senso di emergenza che fu causato, nel 1973 dalla crisi energetica globale del Kippur generò una sempre maggiore presa di coscienza ambientale e pre-ecologica tra filosofi, architetti, artisti e scienziati.

Gli anni 60, da parte loro, hanno portato con sé un boom economico basato su un modello capitalista pervasivo che minacciava di ridurre le libertà individuali, aumentando nella scena creativa, la preoccupazione di essere di fronte ad una concreta minaccia alla sfera intellettuale.

La Global Tools nasce nel 1973 come «[…] un sistema di laboratori a Firenze per la propagazione dell’uso di materie tecniche naturali e relativi comportamenti. La Global Tools si pone come obiettivo di stimolare il libero sviluppo della creatività individuale. I corsi che si terranno forniranno le nozioni base necessarie all’uso degli attrezzi e degli strumenti esistenti nei laboratori, nonché informazioni su tecniche specifiche apprendibili in altri luoghi collegati in modi diversi alla Global Tools. L’insegnamento avverrà intorno a temi quali: uso dei materiali naturali e artificiali, sviluppo delle attività creative individuali e di gruppo, uso e tecniche degli strumenti di informazione e comunicazione, strategie di sopravvivenza». [Global Tools Documento 1, in Casabella 377 (gennaio 1973)] 

Borgonuovo spiega che Firenze da città rinascimentale diventò lo scenario di nuovi movimenti culturali dove personaggi fondamentali nello sviluppo delle attività culturali critiche e intellettuali come Umberto Eco, Ricci e Savioli, si trovarono a confrontarsi con le vicende della nuova epoca politiche come i movimenti studenteschi.

Partendo da un tentativo di trasformazione del sistema dell’insegnamento universitario, si arriva, durante gli anni 70 alla deriva di questi movimenti che sfociarono in atti di terrorismo e in un disequilibrio politico che influirà molto sull’esperimento dei Global Tools. 

La rivista d’arte e architettura Casabella, sotto la direzione di Alessandro Mendini (dal n.349 del 1970 al n. 412 del 1976), assunse il ruolo di media partner della Global Tools. Già da qualche anno si occupava di dare spazio all’avanguardia radicale e in generale a tematiche inerenti il problema dell’educazione e della “scuola di massa”.

Andrea Branzi, nella rubrica di Casabella “Radical Notes” che teneva durante il 1973 denunciò il passaggio del dibattito culturale alla classe professorale che ha causato il fallimento dei movimenti sociali all’interno delle università e la necessità di definire un nuovo metodo di comunicazione spontanea.

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L’evento apice esplicativo del disagio sociale e intellettuale che stava attraversando il mondo della cultura, fu l’occupazione della XIV Triennale, curata da Giancarlo De Carlo, durante il giorno di apertura: operai, studenti e artisti, distrussero o vandalizzarono tutte le mostre al suo interno, compresa una mostra fotografica proprio sul movimento studentesco che viene letta dai manifestanti come un’azione di strumentalizzazione. Nel 1971 Giancarlo De Carlo, già protagonista del dibattito italiano sul cambiamento del sistema educativo e sul tema della partecipazione, iniziò una ricerca all’MIT sull’innovazione delle università e sul loro significato politico, proponendo come soluzione il campus diffuso e  interrogandosi sulle connessioni tra campus, città, istituti pubblici e privati. Nasce uno scambio epistolare tra De Carlo e Riccardo Dalisi sull’idea di partecipazione: per il primo è un momento finalizzato all’attività progettuale mentre per il secondo il processo in sé diventa una pratica educativa di progettazione spontanea.

I Global Tools, da loro canto, proponevano invece un azzeramento del progetto, ripartendo dal corpo come processo di autoliberazione dell’individuo dalle armature comportamentali estetiche della morale corrente.

La Global Tools emerse dal contesto di una più ampia riflessione sull’educazione che il gruppo 9999 e Superstudio stavano sviluppando già da qualche anno come commento indiretto all’incapacità dell’università di rinnovarsi rispetto a una nuova generazione di studenti. Da queste riflessioni nasce la definizione di “auto-antropologia” come modalità pedagogica e di ricerca. Quest’ultima, unitamente all’analisi delle culture primitive non civilizzate e all’archeologia, portò la Global Tools ad avvicinarsi sempre di più alla cultura popolare e alle sue tecniche artigianali semplici, nelle quali leggevano un rinnovato rapporto tra uomo e tecnica e tra cultura e creatività spontanea.  Dalla città si sposta l’interesse al tema dell’habitat, inteso come una realtà in crisi in cui si vedono necessarie la formazione di nuovi riferimenti culturali che non provengano da culture occidentali ma da territori pre-civilizzati in cui fosse possibile attuare l’idea di “Naturalismo Integrale” (“Manifesto del Rio Negro” di Pierre Restany). Dalla “distruzione della città” sarebbe nato un uomo “de-intellettualizzato”, caratterizzato da un’arcaica possibilità di saggezza.

Valerio Borgonuovo continua la sua esposizione ricordando Riccardo Dalisi che contribuì moltissimo alle tesi dei Global Tools grazie alle attività di sperimentazione didattica con I bambini del Rione Traiano di Napoli con I quali fabbricò delle costruzioni spontanee ed effimere. Da questa esperienza, Dalisi formulò l’idea della “Tecnica Povera” che diventerà poi uno dei fulcri della metodologia della Global Tools, trasformandosi in “Tecnologia semplice” intesa successivamente da Branzi come l’azzeramento di ogni filtro tecnologico e di ogni medium strumentale e culturale.

I cinque gruppi formatisi all’interno della Global Tools (Corpo, Comunicazione, Sopravvivenza, Teoria, Costruzione) riassumevano le varie posizione sociali e teoriche del gruppo. 

Il gruppo Corpo, di cui faceva parte anche Franco Raggi, fu uno dei gruppi che produsse più prototipi tangibili. Esso analizzò soprattutto i rapporti di una forzata vicinanza tra corpi, sul significato di produzione spontanea attraverso il rapporto con il proprio corpo. Borgonuovo sottolinea l’esperienza internazionale di Gianni Pettena che negli Stati Uniti con il progetto delle “Wearable Chairs”, trasporta i linguaggi di performance e happening cari ai Global Tools.

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Tra gli innumerevoli spunti teorici cari al gruppo Sopravvivienza, oltre a “Design For Real World” di Viktor Papnek e alle pubblicazioni Shelter di Loyd Kahn, troviamo il libro “Deschooling Society” di Ivan Illich nel quale affermava che l’educazione dei giovani non avveniva nel contesto scolastico ma altrove come per esempio grazie a dei laboratori in cui la didattica sarebbe stata definita dal dialogo con gli studenti (definiti co-sperimentatori).  Il sistema dei laboratori era già stato sperimentato da Ettore Sottsass durante la sua partecipazione al M.I.B.I. (Laboratorio Sperimentale di Alba del Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista) dove si univa la ricerca soggettiva artistica e l’oggettività scientifica per una libera sperimentazione.

La Global Tools segnò inoltre il passaggio dal concetto di “internazionale”, il cui carattere politico era esaltato nei movimenti artistici di avanguardia, a quello di “globale” che era relativo a processi di integrazione derivati dallo scambio di visioni, tecnologie, prodotti e altri aspetti culturali.  La seconda parte del nome del collettivo fa esplicitamente riferimento al “Whole Earth Catalogue - Access to tools” di Stewart Brand, catalogo enciclopedico di soluzioni fai-da-te per l’autosufficienza, l’ecologia, l’auto-educazione.

L’uso del termine “global” rinviava inoltre al popolare testo di Marshall McLuhan, “War and Peace in the Global Village” (1968) che molto aveva influito sulle riflessioni del gruppo Comunicazione che si concentrò maggiormente sugli effetti devianti causati dall’uso dei mezzi di comunicazione, favorendo la comunicazione spontanea ed eliminando tutti gli strumenti di mediazione tra realtà ed individuo. Il gruppo intraprese nel 1974, un viaggio in battello lungo il Reno durante il quale raccolsero informazioni prodotte dalla comunicazione involontaria  emersa dalla ripetitività delle azioni e dall’isolamento.

Il gruppo Costruzione non avrebbe poi costruito nulla attraverso i laboratori tenuti nei pochi anni di durata della Global Tools se non “l’Arca”, realizzata dai 9999.

Del gruppo Teoria rimangono alcune relazioni tra cui quella di Lapo Binazzi che si focalizzava sulla definizione del concetto di “teoria come creatività pura”. Gli argomenti di conversazione del gruppo Teoria includevano ad esempio analogie tra le dinamiche sportive e la creatività collettiva o la relazione tra l’architettura e la magia, al fine di mettere in discussione sia le relazioni di potere nell’ambito della produzione del sapere, sia il ruolo della scienza.

La Global Tools condivise molte idee con il Situazionismo, tra cui quella del lavoro come costruzione di situazioni, della sperimentazione, dell’approccio ludico e del ritorno all’ideale connubio tra arte e vita. I seminari della Global Tools che si tennero tra il 1974 e il 1975 possono essere considerati spazi nomadi per la creatività, con un’enfasi speciale sulle attività tra il pratico e il teorico che faceva riferimento al filosofo John Dewey. 

Un altro riferimento della Global Tools fu rappresentato dalle pratiche olistiche ricercate dall’educazione anarchica e radicale emersa nel contesto delle comunità hippy americane degli anni ‘60 che vennero analizzate della rivista underground “Pianeta Fresco” (fondata nel 1968 da Ettore Sottsass Jr. e da Fernanda Pivano).

Lo spostamento delle attività a Milano, avvenuto grazie al mecenate Franco Castelli, fu uno dei principali screzi e incomprensioni che stavano cominciando a nascere tra i partecipanti della Global Tools. Questi dissensi resero necessario un chiarimento che avvenne, con la formula del seminario, nel 1974 nella proprietà di Magris dei Superstudio a Sambuca Val di Pesa. Fu una lunga sessione di auto-antropologia, dibattito teorico e terapia di gruppo resa possibile grazie alle varie attività e ai laboratori creativi che avrebbero dovuto costituire un avvicinamento al “momento ideale in cui l’educazione coinciderà con la vita stessa”.  Tra i partecipanti nominiamo i Cavart, con un giovane De Lucchi, Mendini, i Superstudio, Franco Raggi, Branzi, Dalisi, Sottsass, Mosconi, Vaccari, Fernanda Pirovano. 

Al termine dell’esperienza Global Tools, avvenuta nel 1975, e da un’idea di Binazzi, in collaborazione con Nazareno Noja e Alessandro Mendini, nacque lo studio ALCHIMIA, la prima agenzia che realizzava prototipi senza avere una committenza e quindi vicina alle esperienze future nel campo del design. 

Valerio Borgonuovo nomina infine la Domus Academy di Milano, fondata tra gli altri da Andrea Branzi nel 1985 al fine di preparare la scena intellettuale e culturale ad affrontare gli scenari della nascente società post-industriale. La Domus Academy esercitò un’enorme attrazione internazionale, sintomo di una fortissima domanda di cambiamento e rappresentò anche il momento in cui molti aspetti della Global Tools, alla fine, si cristallizzarono.  

 

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