Settimana 6 / Giorno 2: Open Design School – workshop: visione e prototipo

Mappe mentali in brainstorming e prototyping
Un laboratorio in tre tappe, coordinato da Fedele, per capire insieme la natura dell’Open Design School.

“Nessuno sa se il proprio corpo è una pianta
che la terra ha creato per dare un noma al desiderio.”
Lucien Becker

Prima fase, Visual thinking: le radici
I protagonisti: Maristella Saponaro, Biagio Genovese, Francesco Farella, Saverio Saluzzi, Alessandro Stallo, Michela Rondinone, Rossella Antezza, Bruna Scarciolla, Alessandro Didio, Giuseppe Iacovelli, Ciprian Cazacu, Matteo Pucci, Giulia De Pace, Maria Tralli, Maria Grazia Riccardi, Marianunzia Antezza, Angelica Giustizieri, Raffaella Ronga, Alessia Xhaferri, Lucia Di Gioia, Kora.

Un team di docenti, studenti ed ex-studenti del Liceo Artistico Statale Levi e del Liceo Classico Duni, disegnano, insieme e alla pari, gli apparati radicali dell’Open Design School.

Oggi, all’ODS è stato un giorno importante. Abbiamo piantato un albero, iniziando dalle radici. Siamo stati invasi da un pezzo di comunità di persone, abituate a far crescere i rami, giorno dopo giorno, in quel laboratorio di foreste che a Matera è la scuola.
Alle 8.30 abbiamo aperto insieme la nostra sede beta. Alcuni di noi hanno continuato le loro ricerche. Altri erano in officina. Altri montavano, smontavano, calibravano. Ci siamo mischiati, fra loro che esploravano cose, immagini, prototipi e pezzi. Abbiamo esplorato la scuola futura, sopra di noi. Poi abbiamo iniziato. Più di 20 persone hanno condiviso, per più di sei ore, un unico muro d’interazione.

Gli obiettivi
Utilizzare le voci degli Open Talk, già patrimonio discorsivo dell’ODS, per definire un apparato radicale convincente, dal punto di vista dei partecipanti, giungendo almeno alla base del fusto di un albero futuro e imminente, per far emergere i principi ispiratori della didattica.

Iniziare a descrivere insieme il terreno in cui sono immerse le radici: i primi contatti possibili dell’albero, con le persone, con le attività, con le identità di Matera, con le azioni possibili, da compiere in prima persona, perché la pianta sia capace di ancorarsi al suolo, di assorbire acqua e sali, di attivare simbiosi.
Iniziare ad osservare le intersezioni fra i principi della didattica immaginata ed i propri mondi dell’apprendimento.

I materiali
Utilizziamo strumenti semplici: un foglio di carta scenario (1,50×5 metri), colla spray removibile per tutte le superfici d’interazione, pennarelli permanent marker neri e rossi, nastrocarta, post-it di varie dimensioni e a 4 colori, fogli mobili colorati (21×9,60 cm).

Il procedimento
Condividiamo i principi delle mappe mentali i criteri generativi, la logica radiocentrica e gerarchica.

Il nostro apparato radicale nasce da un patrimonio di 126 mattoni, ordinati in blocchi, accanto allo spazio visuale di lavoro, sovrapposti al muro nomade scritto in tempo reale, sui discorsi di Bianco-Valente. Ogni mattone contiene una definizione, una strategia, un’identità dell’Open Design School e una firma: tutti fattori in crescita continua, continuamente depositati durante gli open talk o tratti dal un patrimonio genetico già scandagliato (Open Design Movement, Open Design Foundation Manifesto).

Analizziamo i singoli fogli, i significati dai blocchi. Poniamo in relazione le singole definizioni con la loro provenienza. Poi, inizia la raccolta. Ognuno prende almeno 4 fogli mobili: i mattoni che ritiene fondamentali, per costruire radici efficaci.
Inizia l’interazione. Costruiamo i primi raggruppamenti, li disponiamo secondo una gerarchia generativa, da ancorare alla roccia: più in alto, i fattori generali, più giù le biforcazioni.

Prima delle 13.00, i rami sotterranei iniziano a diventare coerenti. Molte sequenze non sono scontate, riguardano l’anima, la roccia e i terreni della città.

Più tardi l’immagine si fissa, con i suoi sei rami maggiori immersi e le sue sei identità maggiori affioranti, alla base del fusto: cercare domande per definire risposte, ognuno ha un ruolo e capacità di sostituire, un’accademia della rete, l’apprendimento fra pari, documentare visualizzare condividere, la conoscenza come creazione di spazio. Delimitiamo. Fissiamo i rami sommersi.

Guardando insieme le radici, proviamo a identificare i primi veri contatti favorevoli con la terra. Dove si verificano, con quali persone, con quali attività, con quali identità di Matera. E ancora, cosa possiamo fare in prima persona. Dove e lungo quali radici.

La città cresce come una foresta. Si direbbe che le fondamenta delle nostre dimore non siano fondamenta, ma radici vive in cui scorre la linfa. (V. Hugo, Le Rhine).
Ci siamo.

 

Share your thoughts